Antonio
Ripamonti è nato nel 1953 ad Arezzo e, dopo essersi laureato in materie
economiche vive e lavora in Casentino. Nei suoi frequenti e lunghi viaggi di
lavoro è entrato in contatto con molti culture a noi lontane cercando di
approfondirne la conoscenza. Da sempre appassionato di archeologia e di
storia delle religioni, con la lettura, in giovane età, di autori quali
Campbell ed Eliade ha scoperto il fantastico mondo del mito e del simbolo ed
il suo profondo legame con la poesia. Questa ricerca di un senso della
tragicità della vita, del destino umano e della sua liberazione attraverso
la conoscenza del linguaggio della natura ha dato vita ad una raccolta di
riflessioni da cui è nato questo scritto. Gocce
di memoria è la sua prima raccolta di poesie.
Il
buio costituisce un'esperienza con cui ogni essere umano deve confrontarsi;
inibisce la vista del mondo circostante e ci fa piombare in una dimensione
di incertezza, se non di timore o di vero e proprio terrore, per quelle
presenze non percepite, ma temute, per quel silenzio che spesso l'accompagna
e che lo rende assai vicino ad una sorta di "nulla" che rischia di
mettere in forse la stessa percezione della nostra esistenza: insomma, una
sorta di senso di morte che ci attanaglia, una percezione di non-essere che
ci percorre con un brivido.
È
sufficiente però che si accenda una piccola luce perché i contorni del
mondo circostante si materializzino, non nella loro piena evidenza, ma in
maniera velata, con contorni sfumati ma familiari, come un tratto appena
accennato che ci rassicura, come un sogno che ci culla. Intorno a noi si
crea un mondo rassicurante con cui la nostra presenza si fonde: il
macrocosmo si unisce al nostro microcosmo, il mondo si ferma, e questa
stasi, un'immobilità quasi eterna, senza tempo, ci permette di guardare
dentro noi stessi, di guardare a quella piccola luce o al biancore della
luna o al brillare delle stelle come alla nostra coscienza che ci guida e ci
consola nel nostro percorso di pace e di sofferenza…
(dalla prefazione)